Psion Serie 3

In un nostalgico maniacale della tecnologia come me ricevere un oggetto come lo Psion Serie 3 innesca una serie di meccanismi che vanno dal capirne le potenzialità (dell’epoca) fino poi a perdere un paio di pomeriggi nel cercare di “rivitalizzarlo” e capire in che modo oggi potrebbe trovare un’utilità pratica…

(altro…)

JVC GY-HM100

Parte integrante della mia attrezzatura è la telecamera (oggi Due, uguali).
La Jvc gy-hm100 ha molti vantaggi dal mio punto di vista, che mi hanno portato alla decisione di acquistare questo modello.
Ad oggi sono così soddisfatto dell’acquisto che, trovandomi nella necessità di acquistare una seconda telecamera, ho deciso di affiancare alla prima una sua “gemella”.
Le immagini sono ottime, grazie anche al Codec che utilizza, è estremamente maneggevole e leggera (la possibilità di sganciare la parte superiore, il microfono e il paraluce la rendono molto simile ad una ‘normale’ telecamera da turista).
Altra caratteristica per me determinante è la completa compatobilità con il Mac e con Final Cut… I filmati registrati infatti vengono riconosciuti ed importati in FinalCut senza alcuna perdita (nè di tempo, nè di qualità).

Qui sotto la descrizione della videocamera

Il camcorder GY-HM100 è dotato di 3CCD da 1/4″ in grado di registrare in formati HD su scheda di memoria SDHC fino a 35 Mbps. Ideale per news, reportage e produzioni a basso budget.
Il camcorder JVC GY HM100 è in grado ri registrare immagini HD utilizzando il codec M-PEG2 Long GOP e Quick time per Apple nativo con un data rate commutabile fino a 35 Mbps.
La registrazione del GY HM100 avviene su  schede di memoria SDHC in formato HD 1920x1080i e 1280x720p. e sono previsti due slot.  Possiede un’ottica Fujinon con la possibilità di essere utilizzata in manuale o automatico.
La GY HM100 gode di un peso molto contenuto che la rende ideale per riprese a mano senza supporti scomodi o cavalletti e per riprese in ambienti particolarmente difficili o riservati.

Brochure PDF

Interafaccia grafica e dislessia

Progettare interfacce user centered significa cercare di agevolare il più possibile la fruizione del sistema da parte della persona, facendogli dimenticare praticamente la macchina su cui agisce e i molti tecnicismi che suscitano timore e paura di avvicinarsi. E’ il sistema – in tutti i suoi componenti – che si adatta all’utente.

Cos’è lo User-centered design (UCD)?
User-centered design or pervasive usability is a design philosophy and a process in which the needs, wants, and limitations of end users of a product are given extensive attention at each stage of the design process. User-centered design can be characterized as a multi-stage problem solving process that not only requires designers to analyze and foresee how users are likely to use a product, but also to test the validity of their assumptions with regards to user behaviour in real world tests with actual users. Such testing is necessary as it is often very difficult for the designers of a product to understand intuitively what a first-time user of their design experiences, and what each user’s learning curve may look like. The chief difference from other product design philosophies is that user-centered design tries to optimize the product around how users can, want, or need to use the product, rather than forcing the users to change their behavior to accommodate the product.
Wikipedia

L’estetica, quindi, non può essere priva di scopo o distrarre l’attenzione. Immagine ed ergonomia devono fondersi insieme orientate all’obiettivo. Se questo concetto guida il processo di creazione dell’intero sistema, anche l’usabilità da parte di chi ha problematiche di fruizione è – quasi in tutto – rispettata.

Nello specifico, ecco di cosa bisogna tenere conto in fase di progettazione di un’interfaccia che possa essere fruibile da tutti, anche da chi soffre di dislessia:

· Larghezza delle colonne: se il testo è largo quanto tutta la larghezza della pagina risulta di difficile lettura per i dislessici (ma spesso anche per le altre persone!), perchè unica a fine riga l’utente dovrà tornare con lo sguardo fino al lato opposto della pagina ove riprendere la lettura; è preferibile, quindi, suddividerlo in 2 colonne, non di più, creando quindi un percorso di lettura più breve. Questo, oltre a non “far perdere” l’utente nella lettura, permette anche una lettura più veloce e quindi una maggiore facilità di trasmissione del messaggio.

· Grandezza del testo: …è vero che un font piccolo è più elegante, ma la lettura potrebbe essere seriamente compromessa, meglio non esagerare e fare sempre dei test di valutazione con delle persone esterne; è inoltre importante valutare la distanza con cui sarà utilizzato il progetto (un chiosco multimediale, un ipod/iphone, ecc.).


· Testo giustificato:
 l’allineamento del testo in entrambi i lati genera degli spazi bianchi non omogenei, di dimensioni variabili, che possono creare dei problemi di leggibilità agli utenti dislessici, questo genera distrazione, perdita del focus visivo e fatica di lettura che a sua volta da origine a una cattiva comprensione del testo e del messaggio globale veicolato dal sistema (comunicazione non verbale); è preferibile la giustificazione a sinistra, con formattazione a bandiera.
· Corsivi, grassetti & co: il corsivo, “italic”, è quasi illeggibile per utenti dislessici, meglio usare il grassetto o scegliere colori adeguati (leggibili) e organizzati in modo coerente nell’intero progetto del sistema interfaccia (è bene anche coordinarlo con l’eventuale ambiente in cui sarà inserito)

· Font: i fonti con le grazie sono di più difficile lettura su uno schermo, in quanto ci sono delle ambiguità di lettura; meglio un font senza grazie, sans serif, come Arial o Trebuchet.

·Link: è necessario cercare un equilibrio, perchè se da un lato i link testuali sono più accessibili di quelli realizzati per immagini, c’è da dire che i dislessici reagiscono meglio a questi ultimi; è meglio quindi agire in parallelo consentendo un’accessibilità diversificata ai link: inseriti nel testo, in una lista parallela di lato o per simboli coerenti in base alla natura stessa del contenuto e alla sua complessità. -> Sulla simbologia c’è molto da dire: realizzare un simbolo, infatti, è molto complesso in quanto la sua funzionalità varia molto in base al contesto di utilizzo, al target a cui è rivolto (culture diverse, provenienza, ecc.), alla stessa capacità di astrazione concettuale del designer.

· Immagini: le immagini contribuiscono a orientare la percezione globale del messaggio che si intende veicolare, fa parte di quella che nel rapporto uomo-uomo viene chiamato “comunicazione non-verbale”, è necessario quindi prestare molta attenzione a questo aspetto in quanto – se usato non correttamente – potrebbe generare ambiguità o anche un vero e proprio errore di percezione da parte dell’utente. Nel caso della dislessia, le immagini giocano un ruolo ancora più importante, poichè potenziano l’idea di informazione che si vuole offrire rendendola più esplicita e diretta delle parole. E’ sempre bene quindi integrare il testo con le immagini, a patto però che queste siano realmente funzionali. Un loro abuso o l’utilizzo di effetti di movimento o lampeggii, invece, genera solo distrazione e confusione nell’utente.

·Paragrafi: al fine di facilitare la lettura, e dando per scontato una buona qualità della prosa con periodi non troppo lunghi e adeguatamente esplicita, è bene utilizzare una riga di spazio tra un paragrafo e l’altro. O meglio ragionare sui concetti esposti nel testo al fine di suddividere i singoli concetti.

· Background: lo sfondo deve co-partecipare alla percezione del messaggio! Anche qui è una questione di equilibrio: se da un lato è importante avere una coerenza estetica e orientarsi verso uno stile il più possibile gradevole anche per quanto riguarda lo sfondo, è altrettanto fondamentale che questo non rappresenti un elemento di distrazione. No, quindi, a sfondi animati o eccessivamente irregolari (immagini di sfondo). Attenzione anche al contrasto che si crea tra testo/icone/altro e sfondo, non deve essere eccessivamente debole. Anche gli sfondi musicali possono essere fonte di distrazione e possono interferire con gli eventuali suoni sviluppati per marcare l’interazione dell’utente.

Linux per PC obsoleti

Il computer in questione è un Compaq Presario 5260Pentium 2 a 400Mhz con 64MB di ram (aumentata a 256MB), lettore DVD e HD da 8Gb.

La versione di linux che ho scelto per questo Pc è la PUPPY LINUX, particolarmente indicata per hardware molto datato e poco potente. Questa distribuzione può funzionare direttamente dal CD, anche su computer senza hard disk, e permette di far funzionare la macchina con unavelocità operativa più che discreta e un’interfaccia gradevole. 

Il CD parte in versione “live” e se si vuole installare sul disco rigido bisogna prima di tutto seguire una procedura per formattare il disco con GParted e successivamente lanciare l’installer di Puppy.

Qui c’è una guida molto precisa e ben fatta per installare il sistema.

In PUPPY troviamo moltissime applicazioni, da quelle necessarie per personalizzare l’aspetto delle finestre, le icone e gli altri particolari dell’interfaccia, fino a programmi di grafica, applicazioni office, programmi per navigare e per scaricare file da internet e molto altro.

I requisiti minimi richiesti sono davvero striminziti… basta un processore a 166Mhz e 128Mb di ram (o addirittura 64Mb se dedichiamo una parte dell’HD allo Swap).

Questa distribuzione ci permette di rimettere in piedi un vecchio computer ormai considerato inutile e, per esempio, collegarlo ad internet per navigare o scaricare.

La ISO da masterizzare si può scaricare da qui, mentre qui si trovano le istruzioni per l’installazione.

iBook G3 web server

L’iBook G3 Dual USB 700Mhz è il mio primo mac, acquistato nel 2001, appena finita l’università.
Il sistema operativo fornito con il portatile era OSX 10.2 Jaguar.

Oggi il piccolo iBook, con OSX 10.4 Tiger,  resta attivo sulla mia scrivania con funzione di Web server e FTP server.

INSTALLARE UN WEB SERVER

L’installazione di un server web su OSX è davvero immediata, in quanto è una funzione già presente nel sistema operativo che noi dobbiamo semplicemente rendere attiva.

Andiamo in PREFERENZE DI SISTEMA > CONDIVISIONE ed attiviamo la voce “Condivisione WEB”. Il sistema ci avverte che il nostro sito web è visibile all’indirizzo http://192.168.1.xxx (ad esempio) per gli altri computer della nostra rete.
Quello che vediamo se proviamo ad andare a quell’indirizzo da un browser web sarà una pagina che semplicemente ci avverte che il nostro server web (Apache) funziona!

Il sito web che vogliamo condividere lo dovremo posizionare nella cartella UTENTE > SITI.

Fin qui tutto funziona però solo all’interno della nostra rete privata, all’esterno infatti l’indirizzo del nostro computer (192.168.1.xxx) non è valido.

RENDERE VISIBILE IL NOSTRO WEB SERVER SU INTERNET

Il nostro router però ha un indirizzo IP (82.129.37.xx) che è raggiungibile dagli altri computer collegati al web.
Con un indirizzo di questo tipo basterebbe ora far capire al router che quando qualcuno digita quell’indirizzo vogliamo veda quello che per noi è la cartella SITI del computer 192.168.1.xxx

Nella maggior parte dei casi però le linee ADSL vengono fornite con indirizzo IP Dinamico, questo significa che il nostro router ottiene un indirizzo internet nuovo ogni volta che si collega al web.

Questo vuol dire che se vogliamo essere raggiunti dobbiamo far si che ad ogni nostra connessione chi ci cerca sia aggiornato sul numero di IP che il nostro router ha in quel momento.
Per fare questo esistono dei servizi web (alcuni sono gratuiti) che ci permettono di collegare un nome di dominio (tipo “nostrosito.no-ip.org“) al computer che ospita il sito che, tramite un piccolo software,
comunica al fornitore del servizio periodicamente il nuovo IP del router a cui collegare tale nome.

IMPOSTARE IL ROUTER

Ora dobbiamo impostare il notrro router in modo che, quando arriva una richiesta (quindi quando qualcuno digita “http://nostrosito.no-ip.org”) sappia cosa deve mostrare.

Di base infatti il router mostra la propria pagina di settaggi (solitamente l’indirizzo del router è 192.168.1.1), ma intervenendo sul PORT FORWARDING possiamo cambiare questa impostazione.

Ogni router ha un’interfaccia diversa, ma su tutti quello che dovremo cercare è appunto la voce Port Forwarding e settare la porta 80 (su alcuni trovate la dicitura “HTTP Server”) inserendo l’indirizzo di rete locale del mac che ospita il sito web.

Trashware

I vecchi computer, così come le vecchie auto o motociclette, hanno sempre avuto per me un fascino particolare. Non è nostalgia di un tempo che non c’è più, nè nulla di simile. Mi piace l’idea che un oggetto che ritengo utile e con cui condivido buona parte del mio tempo, possa restare con me ben oltre quella che è la vita media dei suoi simili, oltre quel limite che le case produttrici sembra decidano a tavolino.

Di un computer con qualche anno alle spalle che torna a funzionare egregiamente mi piace molto anche l’aspetto che potremmo sostenere ‘sostenibile’.
Sostenibile per l’ambiente e sostenibile per chi l’ha scelto ed acquistato in base alle proprie esigenze e, senza che queste esigenze siano cambiate radicalmente, lo ritrova inutilizzabiledopo neanche 3 anni.
Riporto qui sotto una parte di un bellissimo articolo intitolato “Perchè un PC diventa vecchio” (fonte: www.linuxitaliano.it)
“C’è chi vede, in questa corsa a rottamare quello che è ancora efficiente, una volontà precisa di costringere gli utenti ad acquistare un nuovo pc, aumentando quindi i guadagni non solo di chi vende hardware, ma soprattutto di chi vende software; il sistema operativo per la precisione.”


Per approfondire:

– Trashware su Wikipedia 
– Perchè un PC diventa vecchio
– Riciclare il vecchio computer per beneficenza
– Informatici senza frontiere

Nuova vita al vecchio Pc: IBM P4 con Linux Xubuntu

Ho recentemente salvato da rottamazione unIBM ThinkCentre M50, Pentium 4 con 512Mb di ram e 40Gb di hard disk. Dopo averlo lasciato a fare polvere per qualche mese ho finalmente trovato il tempo per dargli una rinfrescata e una pulita.

IBM_M50

Per prima cosa ho aperto il case per aggiungere un banco di ram da 256mb e portare così l’Ibm alla rispettabile quota di 768mb. Facendo questo ho potuto constatare quanto bene siano fatte queste macchine: il case si apre senza bisogno di svitare nulla, e all’interno ogni componente è sistemato in modo facile e accessibile.

La seconda mossa è stata rimuovere dall’hard disk il sistema operativo (Windows 2000) e rimpiazzarlo con un sistema open source più moderno.

Non ho grande esperienza di Linux, quindi ho installato varie distribuzioni per provarle e capirne un pò le differenze, da RedHat a Ubuntu, da Debian a OpenSuse, fino alla piccola (e scattante) Puppy.

La scelta finale è ricaduta su Xubuntu, versione 10.10.
Linux Xubuntu è molto reattivo e ha delle funzioni davvero comode, prima fra tutte l’Ubuntu Software Center che permette di cercare e installare i software che servono con delle ricerche molto semplici e mirate. Inoltre il supporto per la lingua italiana è molto buono, così come il riconoscimento hardware.
Una volta installato il sistema e verificato che tutto funzionasse a dovere ho personalizzato il desktop con gli strumenti che XFCE mette a disposizione e con qualche aggiunta, come Docky (un dock in stile mac osx che permette di avere sempre sott’occhio le applicazioni aperte e quelle di più frequente utilizzo).

Il compito principale del computer è tra i più nobili… Scaricare! (solo ed esclusivamente programmi freeware, of course)
Siccome il suo Hd interno non è tra i più capienti, ho collegato 2 Hd esterni da 200Gb l’uno che serviranno appunto come deposito file.

Il software deputato alla gestione dei file Torrentè quello installato di base in Xubuntu:Transmission, che già conoscevo su Mac.
Una funzione fantastica di Transmission è il web client… una condivisione in rete che permette di monitorare dagli altri computer connessi alla Lan lo stato delle cose e di aggiungere nuovi file da scaricare o stoppare quelli già attivi.
Per condividere la porzione di disco su cui vengono salvati i file con il resto dei computer della rete ho installato Samba.


Ora l’obiettivo per le prossime piovose domeniche è riuscire a fargli gestire e condividere una stampante laser multifunzione e capire se è ipotizzabile uno streaming dei film via rete.