Content Marketing

Content Marketing

Una strategia di content marketing efficace è la base di qualsiasi attività online. Indipendentemente dal fatto che si stiano muovendo i primi passi in ambito digitale o che si abbia esperienza, ciò che è evidente è che il contenuto deve essere più curato che mai.
Secondo i dati dell’Istituto di Content Marketing, il 70% dei responsabili marketing B2B confermano che il volume dei contenuti in via di creazione è in crescita. Superando gli sforzi effettuati nel 2016.

I grandi brand hanno compreso da tempo l’importanza di una buona strategia di content marketing per essere presenti sul web. La percezione da parte delle aziende è, infatti, che Internet non sia più una semplice appendice rispetto ai mercati tradizionali, ma una vera e propria estensione di ciò che avviene offline, ancora di più dopo l’esplosione del mobile, che consente agli utenti di essere “always on”, connessi sempre e ovunque.

Una strategia di content marketing efficace è formata da quattro step essenziali:

1 – Pianificazione.
2 – Mettere in atto la strategia pianificata.
3 – La promozione dei contenuti sui diversi canali, come i social, il traffico (sia diretto che organico), l’email marketing.
4. La misurazione dei KPIs essenziali.

E’ importante avere ben chiaro qual è l’obiettivo generale del tuo contenuto per sapere come può aiutare la tua azienda. E sapere cosa si vuole ottenere con ogni tipo di contenuto: avere chiaro che valore apporterà ai tuoi lettori.
Per scrivere tenendo in considerazione il focus del tuo pubblico hai bisogno di produrre contenuto rilevante.
Bisogna focalizzarsi su come i nostri prodotti o servizi possono aiutare a risolvere i problemi dei consumatori.

E’ fondamentale conoscere quali sono i migliori orari per pubblicare su ogni social. E quale social utilizza il target a cui ci rivolgiamo. (Per questo, esistono diversi strumenti di monitoraggio e ascolto della rete).

Il principale obiettivo di chi scrive deve essere rispondere alle domande dei lettori.
Nel momento in cui si decide di creare contenuti di qualità e di valore per i lettori, il pubblico lo apprezzerà e lo condividerà con gli altri utenti.
E’ sicuramente importante l’uso di parole chiave nei contenuti per fare in modo che il tuo sito web abbia più visibilità, facendo un attento uso delle keywords: Il contenuto farcito di parole chiave non aiuta, anzi…

Tra i trend del marketing, ancora per il 2017 e il 2018, il Content Marketing è citato dagli esperti come una delle strategie di marca irrinunciabili. Per questo, possiamo considerare i prossimi anni come un momento davvero propizio per chi possiede un blog e lavora sulla creazione di contenuti.

Una grande opportunità per i brand, ma anche per blogger e copywriter.

Tra gli strumenti più efficaci per monetizzare i contenuti online, c’è la collaborazione diretta con i brand.
Si tratta di un sistema che produce subito risultati ed è molto gratificante anche in termini di produzione di nuovi contenuti per il proprio blog.
Per rendere più semplice questo tipo di accordi, esistono delle piattaforme di Content Marketing (es. Coobis), che permettono a editori specializzati su qualsiasi tematica (dalla tecnologia al marketing, dal tempo libero ai prodotti per mamme e bambini) di guadagnare creando contenuti originali, mettendoli in relazione diretta con le aziende interessate a questi contenuti.

In pratica, tu continui a fare quello che sai fare meglio, cioè scrivere, mentre le aziende utilizzano la tua capacità e i tuoi canali per diffondere i loro valori e le loro novità.

 

Social & Marketing

Social & Marketing


I messaggi pubblicitari ci arrivano in maniera diretta attraverso i media e vanno ad alimentare quel “bisogno di consumo” di cui la società occidentale si nutre.
I Social network giocano un ruolo fondamentale nella diffusione di messaggi di Marketing da parte delle Aziende, rappresentando oggi i canali più economici e più diffusi. Gli unici canali che riescono massicciamente a fare leva sull’interazione dell’utente e sul suo coinvolgimento attivo.

In questo articolo di Antevenio trovate una precisa analisi di una serie di campagne di marketing/social che hanno avuto molto successo e grande ripercussione sui brand che le hanno realizzate.

Molte aziende sostengono ancora di non “avere bisogno” dei Social network… ma la questione a mio avviso non è più volere o non volere la propria azienda sui Social, quanto capire che fanno parte integrante del Marketing Aziendale in quanto sono ormai parte della vita di ogni persona.

I vantaggi della presenza sui social per le Aziende sono innegabili:

  • L’azienda ha bisogno di comunicare il proprio valore.
  • Le persone, oggi, utilizzano i social come canale d’informazione.
  • La presenza sui social consente di monitorare la propria reputazione e il contesto (i tuoi concorrenti).
  • Stimola la condivisione interna e la consapevolezza degli obiettivi aziendali.

Gli aspetti negativi potrebbero essere:

  • L’esposizione a commenti critici (e gestiti male).
  • Il rischio di non riuscire a mantenere aggiornati i profili.
  • La pubblicazione di contenuti non coerenti e dannosi.
  • La conseguente perdita dell’immagine aziendale

Fortunatamente per le aziende italiane (cit. Sky) i social network stanno diventando sempre più un importante strumento di lavoro. A confermarlo sono i risultati di uno studio condotto dal Centro di ricerca interuniversitario in economia del territorio (Criet) dell’Università di Milano-Bicocca, che ha analizzato il comportamento di 274 imprese che operano nel nostro Paese, 268 delle quali attive sui social media.

Lo studio ha preso in considerazione un panorama variegato di imprese di diversi settori comprendendo aziende piccole (fino a 50 dipendenti), medie (50-250 dipendenti) e grandi (oltre i 250). Dall’analisi delle loro attività e dal confronto con i dati del 2016 emerge che il social network più gettonato resta Facebook: solo una realtà su 20 dichiara di non ricorrervi, in linea con le rilevazioni dell’anno scorso. Alle sue spalle si piazzano YouTube, utilizzato dall’81% del campione considerato (in crescita rispetto al 70% del 2016) e Twitter che si ferma al 72%, in flessione di 3 punti percentuali rispetto allo studio precedente. Da sottolineare però anche l’affermarsi deciso negli ultimi 12 mesi di Instagram, che passa dal 29 al 69% e supera LinkedIn che ha comunque registrato un incremento che l’ha portato dal 45 al 64%. L’importanza che ormai rivestono i social network è poi testimoniata anche dalle scelte in tema di budget: 3 aziende su 4 ne stabiliscono uno specifico per la comunicazione sui social media e i dati evidenziano una tendenza alla crescita delle quote dedicate per i prossimi 3 anni.

Non è necessario essere presenti in ogni social network, anzi è un errore pensare che sia un valore aggiunto per la strategia. Ogni settore ha un social network di riferimento, con caratteristiche che si sposano meglio con determinati business rispetto ad altri.

 

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 #UltimeLetture

Edward Bernays fu considerato dal giornale Life come uno dei cento americani più influenti del ventesimo secolo. Questo articolo riguarda la biografia di Bernays ed analizza alcune delle sue teorie e tecniche relative alle Pubbliche Relazioni. Partendo dallo studio degli individui, dei gruppi sociali e delle loro interrelazioni, vengono analizzate le tecniche per la diffusione delle informazioni e la persuasione attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Uno degli aspetti più intriganti del lavoro di Bernays concerne l’arte della politica su cui esprime una serie di valutazioni, di grande attualità, che investono le modalità di quella che oggi chiamiamo la “comunicazione politica” e la definizione della leadership. Chi governa deve sapere esercitare l’arte del comando, deve guidare i cittadini e non essere al seguito degli umori dell’opinione pubblica perché la società moderna complessa e caotica esige una leadership forte. Va sottolineato il rilievo che per Bernays assume questo aspetto della lotta politica in cui dovrebbe emergere chi ha una spiccata personalità, una sorta di “carisma” attraverso il quale, per usare le parole di Max Weber: “egli si distingue dagli uomini comuni come se fosse investito di qualità o poteri soprannaturali, sovrumani o almeno particolarmente eccezionali, in base ad esse l’individuo in questione viene trattato come un leader”. Ispirandosi a questo principio Bernays difende il forte ruolo simbolico, quasi mistico, che riveste la figura del presidente nella vita politica degli Stati Uniti, ma si fa anche in qualche modo il mallevadore di scelte politiche autoritarie. Un’indicazione che verrà più tardi raccolta e tradotta in Europa nella sua forma più radicale.

€ 100 bastano

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#UltimeLetture

Ancora poco più che trentenne, Chris Guillebeau sta per completare un intero giro del mondo – ha già visitato 175 paesi – e ancora non gli è capitato di avere un “lavoro vero” o di guadagnare uno stipendio regolare. In compenso, ha dimostrato una geniale propensione a trasformare le idee in reddito. Nei suoi viaggi e nelle sue ricerche, Chris ha incontrato più di 1.500 persone che come lui hanno messo in piedi imprese che hanno generato utili significativi (in alcuni casi molto significativi) partendo da un investimento iniziale minimo o nullo, e ha scelto di descrivere in questo libro i casi di start up più esemplari e intriganti. Si tratta quasi sempre di persone senza particolari abilità, che hanno scoperto come monetizzare alcuni aspetti delle loro passioni personali e hanno saputo ristrutturare le loro vite intorno a questa “invenzione”, ottenendo in cambio, oltre che un sacco di soldi, anche e soprattutto molta libertà e soddisfazione.
Questa guida alla creazione del proprio futuro non si limita certo a considerazioni di carattere generale, ma ci racconta esattamente quanti soldi hanno impiegato questi inaspettati imprenditori per mettere in piedi il proprio progetto e farlo partire, che cosa hanno fatto nelle prime settimane e nei primi mesi per produrre un saldo positivo, gli errori di percorso in cui si sono imbattuti e le intuizioni cruciali che hanno fatto prosperare le loro attività.

Sottsass olivetti synthesis

Sottsass olivetti synthesis

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La mia splendida moglie mi ha regalato, per il mio non-compleanno di ieri, un libro che non è solo un libro… è Amore a prima vista: “Sottsass olivetti synthesis – Sistema 45” di Edizioni di Comunità.

“Nel 1972 la Olivetti mette in produzione negli stabilimenti Synthesis di Massa Carrara il sistema di arredi componibili Synthesis 45 progettato da Ettore Sottsass. Il progetto fotografa con precisione e intelligenza il passaggio cruciale da una matura modernità ad una ancora indefinita condizione post-moderna. In un’Italia appena promossa al rango di potenza industriale, il Sistema Synthesis 45 catalizza sia l’ingenuità di un’industria appena consolidata, sia le critiche che già ne minano le ottimistiche certezze. Rigore e libertà convivono in un progetto che sposta l’attenzione dall’oggetto all’ambiente, che trova nei dettagli le proprie trasgressioni e nel colore il codice  di un nuovo paesaggio dell’ufficio. Nel presentare  oggetti e documenti originali, in gran parte poco conosciuti e in alcuni casi inediti, la mostra e il catalogo ripercorrono un progetto che segna con millimetrica precisione il passaggio dalle illusioni positivistiche del moderno alle avventurose ironie libertarie di una postmodernità che è all’origine del nostro presente.”

“La Serie 45 può essere considerata come uno dei più completi sistemi per ufficio oggi sul mercato. Comprende una serie di attrezzature per la famiglia delle macchine elettroniche Olivetti, un pacchetto complessivo di mobili per ufficio (tavoli, scrivanie, sedie impilabili, basi, cassettiere) ed un assortimento di accessori che vanno dal portaombrelli ai supporti per il telefono. Si tratta di un completo e consistente vocabolario di arredo per uffici innovativo al punto di essere muto nel design, ma spiritoso in alcuni dettagli e raffinato e rigoroso nell’uso del colore. E’ anche raccomandabile per il suo prezzo”. Con queste parole nel gennaio 1973 Alastair Best commentava sul n. 289 della rivista “Design” la nuova serie di mobili e attrezzature per ufficio presentata dalla Olivetti Synthesis, società del Gruppo Olivetti specializzata in questo settore.
Il carattere qualificante nella progettazione della Serie 45 probabilmente risiedeva nella ricerca di soluzioni sempre più razionali per l’arredamento degli ambienti d’ufficio; ricerca ispirata e guidata nei primi anni ’70 da Ettore Sottsass, con la collaborazione di diversi designer, da Perry King ad Albert Leclerc, da Bruno Scagliola a Tiger Umeda Jane Young.” (rif)

Interfacce a misura d’uomo

Interfacce a misura d’uomo

#ultimeletture

Interfacce a misura d’uomo è il titolo di un libro di Jef Raskin, il papà del Macintosh e uno dei più importanti esperti dello User Interface Design.

Il libro, una delle mie Bibbie, è uno di quei libri che aprono la mente e che ciclicamente rileggo. Organizzato quasi come un ipertesto permette di saltare da un argomento all’altro a seconda del momento, alla stregua di un manuale. Consiglio di leggerlo a tutti coloro che hanno a che fare con la Comunicazione, non solo coloro che operano direttamente nel settore delle interfacce utente.

L’uomo è una creatura pensante, ma fallibile. Una buona interfaccia, allora, dovrà tener conto:

  1. delle fondamentali caratteristiche di funzionamento della mente umana (cognetica)
  2. della fallibilità della natura umana.

I corollari che discendono da questo assunto sono:

  • ciò che è semplice resti tale
  • non danneggiare il lavoro dell’utente
  • non sprecare il tempo dell’utente.

Il primo passo verso interfacce più a misura d’uomo consiste in una corretta valutazione del concetto di fuoco dell’attenzione:

l’oggetto, o il particolare del mondo fisico, o anche l’idea a cui stiamo pensando attivamente e di proposito. […] Attenzione, però: fuoco dell’attenzione, nell’accezione che ne diamo qui, si applica non solo al caso in cui prestiamo deliberatamente attenzione a qualcosa, ma anche al caso in cui percepiamo passivamente, senza focalizzare l’attenzione con un atto della volontà (p. 18).

La peculiarità di tale fuoco è che esso è unico. Non è possibile cioè che due oggetti siano simultaneamente nel nostro fuoco attentivo. Non c’è modo di attivare un secondo fuoco dell’attenzione.

La comprensione di questo semplice fatto basterebbe da sola a risolvere molti problemi di interfacce. Alcuni esempi?

Se una interfaccia è difficile da usare il focus dell’utente si sposterà dall’obiettivo primario per cui sta usando quello strumento (ad esempio, scrivere un documento con un word processor, o collegare la videocamera al pc) all’interfaccia stessa. Ma questo viola in modo clamoroso ogni rispetto per il lavoro e il tempo dell’utente di cui si diceva sopra.

O ancora.

All’aumentare dello stress, “le persone si concentrano sempre di più su un numero sempre minore di aspetti dell’ambiente che le circonda, facendo sempre meno attenzione agli altri”. [Loftus, 1979, p. 35]. [… Così, più] un’operazione è critica, meno gli utenti si accorgeranno degli avvertimenti che li mettono in guardia da azioni potenzialmente pericolose. Un avvertimento del computer ha la massima probabilità di essere trascurato proprio quando è più importante che non lo sia; sembra un corollario umoristico alla Legge di Murphy, ma non lo è (p. 29).

Quante volte avete chiuso di riflesso un avviso pop-up rendendovi conto – subito dopo – di aver scelto l’opzione sbagliata?

(rif)